Donare il sangue è un gesto che nasce nel silenzio, ma che fa rumore nel cuore di chi lo riceve
Custodi di una tradizione che guarda al futuro
La storia e l’impegno del Gruppo Donatori di Sangue Fratres di Corsagna
Ci sono storie che meritano di essere raccontate perché rappresentano l'anima più autentica di un territorio. La storia del Gruppo Donatori di Sangue Fratres di Corsagna è una di queste: un cammino di solidarietà, lungo oltre sessant'anni, capace di unire intere generazioni nel segno del dono anonimo e gratuito.
La ricostruzione e la memoria di questo percorso storico sono state oggi rese possibili grazie al prezioso e fondamentale contributo di ricerca di Giovanni Alberigi, già presidente del sodalizio e memoria storica della nostra comunità.
Le origini e il legame storico con la Misericordia
A Corsagna la cultura della donazione affonda le radici in tempi lontani, quando la medicina trasfusionale muoveva i primi passi e il sangue veniva trasferito direttamente dal donatore al paziente, secondo il sistema "da braccio a braccio". Tra i pionieri di quella straordinaria stagione di generosità vanno ricordati Pietro Barsanti, Giuseppe Papera e molti altri corsagnini che, senza esitazione, misero a disposizione se stessi per salvare vite umane.
La svolta strutturata arrivò tra il 1959 e l'inizio degli anni Sessanta. Grazie all'iniziativa della Misericordia di Corsagna, allora guidata dal presidente Antonio Pellegrini e dal suo consiglio direttivo, venne ricostituito il Gruppo Donatori di Sangue. Un ruolo determinante fu affidato a Pietro Particelli, che ne divenne il primo storico capogruppo. Fu l'inizio di un percorso condiviso con il professor Tortigliani, primario del Centro Trasfusionale dell’ospedale Campo di Marte di Lucca, culminato nel 1970 con l’adesione ufficiale alla Consociazione Nazionale Fratres delle Misericordie d’Italia.
Questo legame fu così profondo che, nel 1976, il Gruppo Donatori rappresentò il vero motore propulsore per la rinascita e l'ammodernamento dell'intera Misericordia di Corsagna, dimostrando come la cultura del dono sappia rigenerare le istituzioni e la comunità.
Un punto di riferimento oltre i confini del paese
Poche parole e molti fatti: era questo lo stile di un volontariato pionieristico. In anni in cui non esistevano automezzi associativi o campagne social, il primo capogruppo Pietro Particelli, con la sua inseparabile Opel marrone, utilizzava i propri giorni di ferie pur di accompagnare i donatori ai centri trasfusionale.
Grazie a questo esempio concreto e alla credibilità dei suoi membri, il gruppo crebbe a ritmi straordinari, arrivando a contare tra i 200 e i 250 donatori attivi e diventando un punto di riferimento per l'intera Media Valle del Serchio, accogliendo donatori dalle frazioni di Borgo a Mozzano, da Bagni di Lucca e dal territorio di Coreglia Antelminelli. Al timone del gruppo si succedettero negli anni figure di grande spessore umano e dedizione: da Luigi Dinucci fino all'indimenticabile Roberto Bacci, la cui capacità organizzativa e il cui entusiasmo hanno lasciato un’impronta indelebile.
L’impegno si allargò anche alla prevenzione e ai giovani sotto le presidenze di Pier Giovanni Papera e successivamente di Giovanni Alberigi. In collaborazione con i Lions Club della Valle del Serchio e il dottor Landucci, primario a Barga, venne avviato uno screening gratuito nelle scuole medie e superiori per l'individuazione del gruppo sanguigno, avvicinando i ragazzi all'importanza della tutela della salute. La serietà del gruppo fu tale che Giovanni Alberigi venne eletto all'unanimità Segretario Regionale dei Fratres della Toscana, ruolo che ricoprì per oltre otto anni al fianco del presidente Alberto Lenzi.
Il Centro Raccolta "Francesco Giusti" e il rito della domenica
Il motto del gruppo è sempre stato semplice: il sangue si dona volontariamente e senza gravare sul proprio lavoro. Da questa intuizione, nel 1985, nacque una delle esperienze più innovative del territorio: l'apertura, presso gli ambulatori della Misericordia, di un Centro Raccolta Sangue domenicale.
Il Centro fu intitolato alla memoria di Francesco Giusti, un giovane donatore stimato da tutta la comunità che perse tragicamente la vita in un incidente sul lavoro al cotonificio del Piaggione. Da quel momento, nacque anche la toccante consuetudine di porre lo stemma dei Fratres sulle sepolture dei donatori defunti, come segno di perenne gratitudine.
L’apertura domenicale del centro, coordinata dal responsabile sanitario dottor Perlagalli, permise ad artigiani, operai e professionisti di donare con facilità. Le domeniche di raccolta diventarono veri e propri momenti di aggregazione e festa comunitaria: mentre Roberto Bacci si occupava del trasporto delle sacche ed Emma Pieroni collaborava alle operazioni, i donatori – tra i quali si ricordano i pionieri Amelia Giovannini, Adelmo Pieroni e Agnese Giusti – si ritrovavano dopo il prelievo al Bar di Giulio Branduzzi, che per anni offrì gratuitamente il ristoro. Donare non era solo un atto medico e un'occasione di screening gratuito per la propria salute, ma un rito sociale che rendeva il paese più unito.
Le feste sociali e le grandi convention al Ciocco
Il senso di appartenenza del gruppo si rifletteva nelle storiche Feste dei Donatori. I cortei, accompagnati dal Corpo Musicale "Giuseppe Verdi" di Corsagna, partivano da piazza XX Settembre con i labari di tantissime associazioni consorelle della provincia di Lucca.
Con la crescita del gruppo, le manifestazioni e le assemblee trovarono ospitalità presso l'auditorium de Il Ciocco, grazie alla sensibilità e alla vicinanza della famiglia Marcucci verso la realtà dei donatori e della Misericordia di Corsagna, regalando immagini d'epoca con sale gremite e una partecipazione straordinaria.
Oggi: l'eredità dell'anonimato e il futuro del dono
Oggi il Gruppo Donatori di Sangue Fratres di Corsagna è un'associazione autonoma, custode orgogliosa di questa grande famiglia che conta oltre 130 donatori attivi.
Nel ricordare chi ci ha preceduto, non vogliamo stilare classifiche o graduatorie di merito. Lo spirito che ci guida è lo stesso che animava gli antichi confratelli delle Misericordie, i quali indossavano la "buffa" – il cappuccio nero che copriva il volto – per fare il bene senza cercare visibilità o gratitudine.
Lo stesso principio vive oggi nel gesto della donazione. Chi riceve una sacca di sangue non conoscerà mai il nome del donatore; saprà soltanto che un altro essere umano, in modo completamente gratuito, protetto dall'anonimato e guidato da un puro senso di solidarietà, ha scelto di donare una parte di sé. È questa la forma più alta di altruismo: un gesto semplice, responsabile e moderno, che invitiamo le nuove generazioni a fare proprio per continuare a scrivere le pagine di questa straordinaria storia comune.